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RECENSIONE : Una Mattina Di Ottobre di Virginia Baily - Editrice Nord

Buongiorno Lettori!
Vi è mai capitato di lasciare indietro un romanzo per troppo tempo e, conclusa la lettura, chiedervi il motivo di una così lunga attesa? Questa è la mia storia personale con Una mattina di ottobre di Virginia Baily per Casa Editrice Nord che, dopo un lungo anno di silente sosta nello stesso scaffale della medesima libreria, è arrivato finalmente tra le mie mani, letto durante poche notti di questo gelido gennaio e pronta ora a condividere con voi la mia contrastante opinione.

Prezzo: 14.90€ | Pagine: 407
L’alba color acciaio è fredda come la pioggia sottile che si deposita silenziosa tra i suoi capelli e le scivola lungo il collo. Chiara Ravello però ha smesso di farci caso nell’istante in cui si è inoltrata nel quartiere ebraico... Quando sbuca in un piazza, Chiara vede un camion sul quale sono ammassate diverse persone. Tra di esse, nota una madre seduta accanto al figlio. Le due donne si fissano per alcuni secondi. Non si scambiano nemmeno una parola, basta quello sguardo. Chiara capisce e, all'improvviso, incurante del pericolo, inizia a gridare che quel bambino è suo nipote. Sono passati trent’anni dal rastrellamento del ghetto di Roma, e all’apparenza Chiara conduce un’esistenza felice. Abita in un bell'appartamento in centro, ha un lavoro che ama, è circondata da amici sinceri. Tuttavia su di lei grava il peso del rimpianto per quanto accaduto con Daniele, il bambino che ha cresciuto come se fosse suo e che poi, una volta adulto, è svanito nel nulla, spezzandole il cuore. E, quando si presenta alla sua porta una ragazza che sostiene di essere la figlia di Daniele, Chiara si rende conto che è arrivato il momento di fare i conti con gli errori commessi, con le scelte sbagliate, con i segreti taciuti troppo a lungo...

Storia: 4 | Personaggi: 3 | Stile: 4 | Copertina: 3

Un solo sguardo può cambiare la vita di una persona, complicarla, travolgerla e sconvolgerla in quei pochi secondi di contatto visivo che sembrano durare un’eternità, scavare nel profondo e bussare al centro esatto del cuore. Lo sa bene Chiara Ravello, giovane ragazza romana con un passato ed un presente difficile da sostenere, che per uno strano gioco del destino decide, nella frazione di una silenziosa richiesta di aiuto, di prendere con sé Daniele Levi, il minore dei figli di una famiglia ebrea prossima ad essere deportata nel lontano e definitivo campo di concentramento di Auschwitz.
Una mattina di ottobre racconta proprio il rapporto ostile e tormentato che legherà per sempre queste due giovani ed innocenti vite, fatto di rimpianti e taciuti dolori, di paure e oscuri silenzi, di parole sussurrate e accuse urlate in faccia, fatte di odio, di incomprensioni e di vecchi rancori. 
Sfondo dell’intera vicenda è sicuramente la deportazione nazista, anche se non sarà mai punto focale del romanzo – come magari potrete facilmente individuare in altri contesti letterari – perché quello che vi ritroverete a sfogliare, con curiosità sempre crescente, è la storia del più puro amore incondizionato, quello che indissolubilmente lega una madre al proprio figlio e che qui raggiunge un livello ancora più intenso, doloroso e profondo in quel sacrificio istintivo e gratuito che rappresenta una svolta improvvisa da cui è impossibile tornare indietro!

La narrazione di Una mattina di ottobre si sviluppa su due diverse linee temporali passando impercettibilmente tra quel passato 1943 al presente; ora Chiara è una signora di circa sessanta anni con le sue certezze, con i suoi immancabili vizi e con un taciuto dolore legato alla scomparsa di quel figlio che, forse, ha perso per sempre! Crescere Daniele non è stata una passeggiata: superati i primi silenzi, il rancore visibile nei suoi innocenti occhi e la sua ferma incapacità di creare un legame fisico con quella donna che non riconosceva come madre, si sono aggiunti i problemi legati all'abuso di alcol e di droga, il vizio del gioco d’azzardo e la sua stessa incolumità che lo hanno portato, forzato o meno dalla mano di terzi, ad allontanarsi dall'unica famiglia che aveva mai conosciuto. 
Un destino con cui Chiara aveva imparato a convivere fino ad una telefonata capace, come quello sguardo scambiato molti anni prima, di sconvolgere la sua vita, ancora una volta! 
Dall'altra parte della cornetta c’è Maria, una ragazzina gallese timida e risoluta, che - in continue ed incerte mezze frasi in un italiano un po’ stentato - porta con sé una verità difficile da ignorare: Maria è la figlia di Daniele! Da quel momento ogni volontà di Chiara di non spalancare quella porta oramai sprangata, di non aprire quella ferita difficilmente cicatrizzata vengono inevitabilmente meno dal momento che proprio la risoluta Maria, degna figlia di un padre ribelle e testardo, riesce a strappare una piccola promessa ad una donna che nemmeno conosce: essere ospitata per qualche tempo nella stessa casa vissuta dal padre, lì a Roma, per poter finalmente far luce su un passato che le era stato taciuto per troppo tempo! Maria non sa quale legame profondo legasse Chiara con quel padre mai conosciuto, non conosce il dolore e quella stretta al cuore che la donna prova ogni volta che la giovane, con la normale noncuranza della sua età, pronuncia quel nome ad alta voce; un nome che per Chiara significa sbagli e rimpianti, lontani ricordi e onnipresenti illusioni.
Sarà proprio il tempo e la convivenza a portare con sé ogni risposta: nel bene e nel male, tutte le domande troveranno la loro via per essere rivelate in quella che si presenta come una narrazione intensa e profonda, intima in ogni sua più piccola sfaccettatura, in grado di catturare il lettore al centro esatto di una tela incompiuta fatta di emozioni, di sentimenti, di vita!

Devo ammettere con voi che, scegliendo di acquistare oramai un anno fa Una mattina di ottobre, mi ero fatta una certa idea del suo contenuto; credevo di trovare tra le sue pagine una storia legata a senso unico con la deportazione, con la Shoah e con l’eccidio nazista, partendo proprio da quella notte del 16 ottobre 1943. Quindi, di certo, non mi aspettavo una storia tipicamente familiare e atipicamente d’amore, ma con la stessa certezza posso anche dirvi di non esserne uscita delusa! 
Quello che mi ha indubbiamente affascinato, oltre al talento diretto e comunicativo della Baily che emerge in ogni pagina di questo romanzo, sono i personaggi che – con una precisa e tagliente caratterizzazione – si prendono il loro spazio, ricoprendo ruoli ben delineati, descritti e indubbiamente peculiari. 
Tra tutti, forse, quello che più ha catturato la mia attenzione è proprio quel personaggio che non si palesa mai, fisicamente parlando, durante la narrazione: Daniele Levi in tutte le sue comprensibili complessità riesce a raggiungere naturalmente e catturare, di conseguenza, l’attenzione del lettore, amplificandone ogni azione, ogni scelta, ogni errore e ogni tentata redenzione. 
Fin da bambino, grazie ad una scrittura piacevole e coinvolgente, Daniele riesce in quei piccoli gesti a entrare in diretto contatto con il suo lettore che rimane da lui affascinato e conquistato, anno dopo anno, creando quella naturale empatia che spinge ognuno di noi a giustificarne azioni e comportamenti a causa di un passato che, da vittima innocente quale è, certo non aveva meritato. 
Strappato dalle braccia di una madre che l’odio umano non gli aveva permesso mai di conoscere e di vivere come ogni figlio dovrebbe fare, Daniele cresce nella consapevolezza di un’assenza che Chiara tenterà sempre di colmare con tutte le sue forze, con tutto quell’amore che solo una donna è capace gratuitamente di dare, subendo poi il vivo rimpianto di non esserci, in fondo, mai riuscita!

Pur presentando alcuni punti eccessivamente descrittivi o che potevano essere tralasciati - non fondamentali al fine stesso della trama - il finale di Una mattina di ottobre ha stretto il mio cuore in una morsa che non avevo previsto. Emozioni che difficilmente possono essere descritte in semplici parole, mi sono ritrovata a sfogliare le pagine conclusive di questo romanzo con una lacrima, calda ed improvvisa, fare breccia su un sorriso appena accennato. Un romanzo che mi sento di consigliarvi se siete alla ricerca di una lettura profonda ed intensa, intima e familiare, in grado di coinvolgere ogni emozione umana dalla più splendente e coraggiosa alla più oscura ed egoistica. 

E così si conclude la mia opinione sul primo romanzo della Giornata della Memoria, aspettando la recensione di La Ragazza dei Fiori di Vetro online il prossimo 27 Gennaio. 
Ma voi, Lettori, cosa ne pensate di questo romanzo?
Avete letto o in programma di leggere libri sulla tematica?
Lasciatemi le vostre impressioni nei commenti.. 
Cristina

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