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RECENSIONE : Fiore di Fulmine di Vanessa Roggeri

Buongiorno Silenziosi Lettori! 
In questo inizio settimana voglio parlarvi di un romanzo che ho divorato in pochissimi giorni e che porta con sè una lunga storia. Ricordo ancora il giorno quando il corriere ha suonato alla mia porta, porgendomi quel pacchetto - che aspettavo con la mia solita trepidazione - insieme alle sue scuse! Il pacchetto era, infatti, distrutto in una sua buona parte, così come il romanzo che conteneva. Potete immaginare la sofferenza provata, tenendo tra le mani quel libro a lungo atteso.. sofferenza che mi ha portato - per ragioni che ancora oggi non saprei nemmeno spiegarvi - a rifiutare quell'involucro danneggiato, riponendolo in un cantuccio isolato della mia libreria a cui difficilmente, in futuro, avrei fatto caso. Cosa è cambiato? vi chiederete. Sinceramente, non saprei spiegarvelo!
Semplicemente mi sono ritrovata a stringere tra le mani quello stesso romanzo, pochi giorni fa, scorrendo le dita sopra quella sua superficiale imperfezione; ho iniziato a sfogliare le sue pagine e a leggerne le prime parole.. ed il resto è venuto da sè! Mi sono sentita irrimediabilmente attratta dalle sue parole, incantata dalle sue meravigliose descrizioni e avvolta in un caldo abbraccio che mi ha accompagnata lungo tutto il procedere della narrazione..
Ecco perchè mi sono innamorata di Fiore di Fulmine di Vanessa Roggeri!

FIORE DI FULMINE di Vanessa Roggeri
Prezzo: 16.40€ | Pagine: 254
E' quasi sera quando all'improvviso il cielo si fa livido, mentre enormi nuvole nere galoppano a oscurare gli ultimi raggi di sole. Da sempre, la prima cosa da fare è rintanarsi in casa, coprire gli specchi e pregare che il temporale svanisca presto. Eppure la piccola Nora, undici anni e il coraggio più scellerato che la gente di Monte Narba abbia mai conosciuto, non ha nessuna intenzione di mettersi al riparo. Nora vuole sfidare il vento che soffia sempre più forte e correre sulla cima della collina. E' appena arrivata sotto una grande quercia quando un fulmine la colpisce sbalzandola lontano, esanime. Per tutto il piccolo villaggio sardo dove è cresciuta, la bambina è morta. Ma non è quello il suo destino. Nora riapre i suoi enormi occhi versi, torna alla vita. Il fulmine le ha lasciato il segno di un giore rosso sulla pelle bianca e la capacità d vedere quello che gli altri non vedono. Nella sua famiglia nessuno la riconosce più. Non sua madre con cui amava ricamare la sera alla luce fioca di una candela; nè i suoi fratelli, adorati compagni di scorribande nei boschi. C'è un nome per quelle come lei - bidermortos - coloro che vedono i morti e tutti ne hanno paura. Nel piccolo paese non c'è più posto per lei. La sua nuova casa è a Cagliari in un istituto di orfanelle dove Nora chiude la sua anima in un guscio di dolore, mentre aspetta invano che qualcuno venga a prenderla..
Conosciamo Nora quando, ancora bambina, corre incuriosita dietro ai suoi tre fratelli maggiori alla scoperta dei dintorni di Monte Narba, spinta da un'insaziabile voglia di conoscere e scoprire, testarda e coraggiosa, intrepida e intraprendente: tutte caratteristiche che difficilmente si confanno ad una giovane signorina. Eppure sarà proprio quella sua indole a strapparla momentaneamente alla sua terra e ai suoi cari: Nora, colpita da un fulmine durante un'improvvisa tempesta, creduta morta da tutto il villaggio, torna inspiegabilmente alla vita in quello che per alcuni assomiglia ad un insperato miracolo, mentre per altri si potrebbe facilmente tramutare in un'oscura maledizione. Tutta la sua spensieratezza sembra essere stata risucchiata da quel fulmine così come il calore della sua pelle, ora candida e impenetrabile da qualsiasi emozione; un incontro che porta con sè come marchio inconfondibile - il suo fiore di fulmine - che sgorga alla base della gola e scende lungo il corpo dalla parte del cuore. 

« Per alcuni istanti l'aria crepitò in modo strano. Nora chiuse gli occhi e quando li riaprì una luce fortissima, la più forte che avesse mai visto, le entrò nella testa. Un attimo, poi, si fece tutto buio.. »

Nora appare diversa agli stessi occhi di chi la ama e quella diversità si palesa chiaramente sotto il nome di bidermortos ovvero coloro che sono in grado di vedere gli spiriti e interagire con essi. 
Così, la piccola, forse per il suo stesso bene o per la paura che silenziosa si insinua nella sua famiglia, viene frettolosamente allontanata dalla sua casa e condotta in un istituto dove vivrà per i successivi otto anni, coltivando la sua innata passione per il ricamo e subendo un continuo dolore, profondo e intimo, cullato da una forzata solitudine. Una solitudine che verrà inevitabilmente a spezzarsi quando la Viscontessa, in qualità di dama della carità, decide di condurre Nora a proprio servizio nella casa che era del suo primo marito e che ora divide con Mariano, attuale consorte, il fratello di lei e i suoi due nipoti, Gabriele e Giaime, entrambi menomati nel fisico. 
Mentre nella prima e seconda parte del romanzo si nota una speciale attenzione della scrittrice alle descrizioni dei luoghi e delle ambientazioni che accompagnano Nora nella sua difficile crescita, in questa terza parte, fin da subito, è chiaro come la cura e la curiosità vengano immediatamente indirizzate verso i tratti più personali e psicologici, nonché fisici, dei molteplici personaggi che si affacciano durante la narrazione. Personaggi sicuramente eterogenei e ben delineati come lo sono Annica e Giusta - addette alla servitù e fondamentale punto di riferimento per Nora - capaci di arricchire con pennellate forti e decise un quadro narrativo decisamente aristocratico; ma anche personaggi odiosi e ostili come Palmira, vera spina nel fianco della nostra protagonista. 
A ragion veduta, sono proprio i personaggi il punto di forza di questo romanzo che si costruisce attorno alla loro ecletticità in modo naturale e spontaneo, riportando nero su bianco ogni pregio e difetto, rendendoli così vicini, quasi tangibili, agli occhi del lettore che si ritroverà davanti ad un'inevitabile ed immediata immedesimazione. Tra tutti - Nora esclusa - Giaime è sicuramente il personaggio che più ha stuzzicato la mia attenzione e la mia più recondita curiosità: un uomo di rango superiore rispetto alla nostra protagonista, ma che non permette a questa sostanziosa differenza di frapporsi a quello che è il suo più inarrestabile e inconfessabile desiderio. Giaime è un uomo debilitato nel corpo, ma forte ed integerrimo nei valori e nello spirito e questa sua forza sembra quasi esplodere tra le pagine di questo romanzo in tutta la sua irresistibile potenza. 

« Fu in quel momento che Nora commise l'errore di guardarlo negli occhi. 
Il giovane perse di colpo il cipiglio militaresco, i suoi tratti si fecero più dolci e struggenti, mentre un impulso irrazionale lo spinse quasi a rivolgerle la parola.. »

Leggendo alcune critiche su Fiore di Fulmine mi sono imbattuta in una, in particolare, che mi ha fatto storcere il naso dove, a mio avviso erroneamente, si puntava il dito contro un eccessivo romanticismo evidentemente non gradito. Ebbene, nulla di tutto questo. Anzi, mi verrebbe quasi da dire che il romanticismo di cui si lamenta la presenza è solo una piccolissima parte di una creazione stilistica che reputo assolutamente ben costruita e lineare, intervallata da impensabili colpi di scena in grado di avvolgere il lettore in un abbraccio caldo e invitante. 
Sicuramente, la parte che più ho amato è stata proprio questa terza dove assistiamo ad una vera e propria evoluzione della nostra protagonista e del suo immutato, silenzioso dolore che sembra quasi schiudersi, come un fiore a primavera. Causa scatenante di questa minuziosa evoluzione è il rapporto di fiducia e crescente complicità che si viene a creare tra Nora e Donna Trinez, padrona incontrastata della dimora. Una donna dal carattere forte e riservato, dedita alla famiglia e dotata di un'affascinante dose di idee eccentriche e anticonformiste, Donna Trinez rivela una personalità mutevole e sottoposta ad improvvisi sbalzi d'umore, capace di nascondere un silente baratro di dolore e sofferenza, dietro un'apparente parvenza di benessere e di manifesta felicità.
Il tutto unito ad un retrogusto di thriller e mistero, capace di dare un tocco in più ad una narrazione che scorre veloce sotto gli occhi del suo lettore, catturandone bramosia e curiosità, pagina dopo pagina, fino a condurlo alla risoluzione di un intrigo, lontano e occulto, con risvolti assolutamente privi di eccessivi artifici o costruzioni ed anzi in grado di affascinare in ogni sua più piccola sfaccettatura. 

Perchè vi consiglio Fiore di Fulmine. 
Se siete alla ricerca di una storia intrigante ed affascinante, con un pizzico di mistero e risvolti impensabili in grado di lasciarvi con il fiato sospeso fino all'ultima pagina, posso assolutamente affermare che questo è il libro che fa per voi. Non fate il mio stesso errore: non aspettate un secondo di più! 
Vanessa Roggeri ci regala una storia di tempi lontani fatta di dolore e sofferenza, di paura e superstizione, di speranza e amore da riscoprire nel profondo, partendo proprio da noi stessi.

1 commento

  1. Ce l'ho praticamente da quando è uscito, devo solo trovare un momento da dedicargli :3 il primo della Roggeri non mi era dispiaciuto, da questo però mi aspetto qualcosina di più!

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