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RECENSIONE: La Sarta di Dachau di Mary Chamberlain

Buongiorno Lettori.
Come vi avevo anticipato nell'anteprima della scorsa settimana, oggi esce in libreria il romanzo d'esordio di Mary Chamberlain - professoressa di storia ad Oxford - La Sarta di Dachau che grazie a Garzanti Libri ho potuto leggere in anteprima.
Ecco le mie considerazioni a caldo scritte dopo aver voltato l'ultima pagina..

INFO LIBRO
OMAGGIO CE.
Londra, 1939. Ada Vaughan non ha ancora compiuto diciotto anni quando capisce che basta un sogno per disegnare il proprio destino. E il suo è quello di diventare una sarta famosa, aprire una casa di moda, realizzare abiti per le donne più eleganti della sua città. Ha da poco cominciato a lavorare presso una sartoria in Dover Street e la vita sembra sorriderle. Un viaggio imprevisto a Parigi le fa toccare con mano i confini del suo sogno: stoffe preziose, tagli raffinati, ricami dorati. Ma la guerra allunga la sua ombra senza pietà. Ada è intrappolata in Francia, senza la possibilità di ritornare a casa. Senza soldi, senza un rifugio. Ada non ha colpe, se non quella di ritrovarsi nel posto sbagliato. Ma i soldati nazisti non si fermano davanti a niente. Viene deportata nel campo di concentramento di Dachau. Lì, dove il freddo si insinua senza scampo fino in fondo alle ossa, circondata da occhi vuoti per la fame e la disperazione, Ada si aggrappa all'unica cosa che le rimane, il suo sogno. L'unica cosa che la tiene in vita. La sua abilità con ago e filo le permette di lavorare per la moglie del comandante del campo. Gli abiti prodotti da Ada nei lunghi anni di prigionia sono sempre più ricercati, nonostante le ristrettezza belliche. La sua fama travalica le mura di Dachau e arriva fino alle più alte gerarchie naziste. Le viene commissionato un abito che dovrà essere il più bello che abbia mai confezionato. Un vestito da sera nero con una rosa rossa. Ma Ada non sa che quello che le sue mani stanno creando non è un abito qualsiasi. 
Sarà l'abito da sposa di Eva Braun, l'amante del Führer..

Storia: 9 | Personaggi: 8 | Stile: 8 | Copertina: 9

La sarta di Dachau è un'ordinaria ragazza londinese - Ada Vaughan - che seppur giovanissima ha ben chiaro cosa vuole fare della sua vita, quali strade percorrere e quali ostacoli dover superare per afferrare il suo più grande sogno: diventare una sarta famosa, aprire una propria casa di moda sulla scia di Coco Chanel e realizzare abiti su misura per le donne più eleganti della sua città.
E' il 1939 quando incrociamo Ada per la prima volta, occupata in una sartoria di Dover Street, ponendo quelle che sembrerebbero le basi per un destino oramai scritto, quando un incontro fortuito con un uomo di classe, elegante e sinceramente interessato a lei travolgerà completamente il suo mondo conducendola dentro una realtà svilente, pericolosa, violenta e dolorosa quale sarà quella della Seconda Guerra Mondiale. 
Quello che sicuramente viene messo in risalto durante la narrazione è il carattere della protagonista che, quasi come un inevitabile legame di causa ed effetto, gioca un ruolo fondamentale in ogni sua decisione ed incontrovertibile risvolto della sua complicata vita. Un carattere quantomai complesso e contraddittorio, lasciatemelo dire. Ada è sicuramente una ragazza forte ed indipendente, che fa di quel sogno costante il suo scudo e la sua silenziosa ancora di salvezza. Ma, allo stesso tempo, probabilmente in contrasto con questo suo lato caratteriale, è la sua eccessiva ingenuità - razionalmente dovuta alla sua giovane età ed insufficienza esperienza del mondo - e la facilità con cui si aggrappa con forza e fiducia cieca agli uomini che entreranno a far parte della sua vita. Sconvolgendola come un tornado improvviso ed impossibile da contenere, lasciandola alla deriva. Disperatamente sola con il suo unico sogno a sostenerla in vita!
Questo sembra essere il destino di Ada che ci viene raccontato dalla Chamberlain ben oltre la cruda e dolorosa realtà della Germania, di Monaco e di Dachau. Lì Ada viene a contatto in via indiretta con l'abominio condotto e portato avanti dal delirio nazista; quella che ci viene descritta attraverso lo stile diretto, incisivo e ritmico della scrittrice è la guerra di Ada!
Una guerra che molti non capiranno e non vorranno capire. Una guerra che non si combatte con bombe o fucili, grazie ad assalti o bombardamenti, ma solo attraverso una cieca determinazione alla sopravvivenza che la giovane donna porterà avanti con le sue armi a disposizione del suo piccolo arsenale: una macchina da cucire, il suo estro creativo e la sua incrollabile passione per quel sogno che cercherà di afferrare con testardaggine ed imprudenza per tutta la sua vita.

« Avete mai avuto così tanto bisogno di vita da sconfiggere la morte per averla? »

Il romanzo è privo dei consueti e più o meno numerosi capitolo, ma è bensì diviso in 3 parti contrassegnati da luogo e data che si riferiscono alle tre fondamentali tappe della vita frenetica, senza freni e complicata di Ada. Superata Dachau, assistiamo al suo ritorno a Londra con le naturali conseguenze dovute ai suoi lunghi anni di assenza. Avendo perso ogni contatto e sostegno dal mondo che prima conosceva e che le era così caro, Ada si vede costretta a riprendere in mano la sua vita, da capo, ancora una volta! Ed è qui che si denota la sua inarrestabile forza di volontà, sorretta ancora una volta da quel prezioso sogno che la condurrà verso nuove strade, attraverso nuove sensazioni ed inevitabilmente riabbracciando vecchi sbagli ed incancellabili difetti che la avvolgeranno in una spirale improvvisa a cui cercherà in tutti modi di opporsi!

Senza andare più in profondità sul contenuto specifico del romanzo, quello che sfoglierete tra le vostre mani sarà qualcosa di diverso rispetto a quello che potrete all'inizio immaginare, ma ugualmente sorprendente e dotato di una tale forza di sentimenti che vi troverete inevitabilmente attratti da ogni sua più piccola sfaccettatura. 
Il lavoro della Chamberlain non è stato puramente di fantasia - questo mi sento di sottolinearlo! - ma un sapiente agire tra documenti storici e quella doverosa libertà artistica così cara ad ogni scrittore. 
Questo risulta chiaro nella parte finale del libro dove l'autrice riporta dettagliatamente - attraverso una nota storicaogni riferimento effettivamente avvenuto riportato durante la narrazione che vi consiglio caldamente di leggere solo alla fine in quanto contiene specifici collegamenti all'evoluzione della trama. 

« Il vestito faceva di lei una donna, la rendeva libera di danzare, volteggiare, di essere.
Si sentiva sublime, si librava in cielo, una creatura celestiale che incarnava felicità e gioia.. » 

Durante la lettura di La sarta di Dachau - e in modo particolare nel suo epilogo - ho avuto come la sensazione che Mary Chamberlain volesse criticamente porre il punto e il conseguente accento sulle sofferenze, sulle dolorose paure e sulle guerre prive di armi che le donne hanno condotto con coraggio, determinazione e forza pari a quella degli uomini fatte di rumore, munizioni e bombardamenti. Insieme alla denuncia posta a capo della società inglese post-bellica misogina e priva di un degno supporto morale e sociale per quelle donne che si ritrovavano improvvisamente con un pugno di polvere in mano di quella vita portata via loro con violenza e denigrazione e che ora dovevano ritrovare se stesse, rialzandosi da terra e cercando un posto in quel mondo comandato da uomini e da valori quantomai anacronistici. 
Questo è per me uno dei punti di forza di questo romanzo. 
L'unico punto che mi ha fatto un po' storcere il naso è il titolo scelto dalla stessa autrice che inevitabilmente risulta fuorviante a lettura in corso. Attraverso questo libro non vivremo il dolore e le privazioni del campo di concentramento - atrocità che la stessa Ada non comprende fino alla fine della guerra - ma entreremo nella vita di una donna straordinaria nella sua ordinarietà: una donna spinta dalla passione che, come tale, la porterà a prendere decisioni sbagliate, ad illudersi sulla bontà del prossimo e a vivere una vita fatta di dolorose cadute e affannose salite.

Perchè vi consiglio La sarta di Dachau.
Perchè è un autentico romanzo al femminile, nel bene e nel male. Quel genere di romanzo capace di condurre verso sentimenti diversi ed in parte contrastanti e che, attraverso le sue pagine, afferra il lettore nella sua morsa, senza mai allentare la presa. 
La capacità naturale della Chamberlain di attrarre, ammaliare e far riflettere dona al romanzo quel quid in più necessario per evitare che possa facilmente perdersi tra le numerose uscite letterarie legate alla Giornata della Memoria; risultando invece un acquisto valido che non potrà mai lasciarvi indifferenti. 

Ed ora la parola passa a voi, Lettori!
Cosa ne pensate di questo romanzo? Vi incuriosisce? E' già presente nella vostra WL?
Lasciatemi le vostre impressioni o critiche nei commenti.. 
Cristina

6 commenti

  1. Ero in libreria ieri, l'ho guardato da lontano, l'ho sfogliato e annusato, vorrei leggerlo ma sono bloccata dal periodo storico...Però la tua recensione ha messo in risalto la personalità forte, decisa e determinata della protagonista, e questo mi spinge a tornare in libreria e portarlo con me a casa.

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    1. Se puoi rinfrancarti il periodo storico è lo sfondo di una storia femminile molto più complessa. La sarta di Dachau racconta quegli anni da un punto di vista mai letto prima, andando ad indagare nella psiche della protagonista attraverso i suoi pregi ed i suoi difetti quantomai umani.. sono felice che la mia recensione abbia influito un po' sulla tua idea iniziale. Sono sicura che non te ne pentirai affatto!!

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  2. Bellissima la tua recensione, io purtroppo non so fare recensioni simili.
    In ogni caso, volevo solo dire, che anch'io ho letto questo libro, ma sinceramente non ho ancora capito se mi sia piaciuto o meno.
    Forse mi aspettavo qualcosa di diverso, forse mi aspettavo qualcosa di più...
    Davvero non so, so solo che nella prima parte in modo particolare la protagonista mi ha irritata!

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    1. Grazie mille! E' sicuramente un romanzo diverso dal solito e proprio per questo mi ha conquistata. La protagonista è controversa e contraddittoria anche.. commette errori, ci ricade a volte.. credo che sia una delle protagoniste più vere e reali incontrate in tutti questi anni di letture sfrenate..

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    2. Si sicuramente hai ragione tu.
      Grazie a te :)

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  3. Anche io mi aspettavo qualcosa di diverso, la guerra in effetti fa da sfondo, il romanzo si concentra soprattutto sulla vita della protagonista. Mi ha catturato fin da subito, non è affatto noioso anzi, andando avanti nella lettura ti sembra di conoscere personalmente Ada, i suoi sogni, le sue paure e le sue speranze e anche tu speri che finalmente la sua vita possa volgere al meglio e Ada possa realizzare i propri sogni. Ecco forse proprio per questo sono rimasta delusa dalla fine del romanzo e non l'ho accettata, troppo dolorosa e ingiusta, avrei voluto che il destino la riscattasse.

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