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RECENSIONE : La Memoria dei Fiori di Rywka Lipszyc

Buongiorno Lettori.
Iniziamo questa nuova settimana con la recensione di La Memoria dei Fiori!
Un racconto che è molto più di un romanzo; un libro che rappresenta un vero e proprio pezzo di storia contemporanea..

Prezzo : 14.90€ | Pagine : 208
E' l'aprile del 1944, l'ultima neve del lungo inverno polacco attanaglia ancora le vie del ghetto di Lódz: i fiocchi candidi scendono sulle nere e informi divise degli operai ebrei che lavorano per i nazisti. Ma c'è un fiore fragile che, in questo paesaggio desolato, con tutta la forza cerca di sbocciare. Rywka Lipszyc ha solo quattordici anni. Ogni giorno deve farsi strada tra le recinzioni di filo spinato, incalzata dalle armi dei soldati e dagli ululati laceranti dei cani. Dopo la morte dei genitori, è lei a prendersi cura della sorellina Cipka. La sua città, la casa che tanto amava, gli amici di scuola, sono ormai un pallido ricordo; al loro posto ci sono il lavoro, il freddo, la fame, gli orrori del ghetto e della segregazione. In mano Rywka stringe l'unica cosa che è rimasta veramente sua: il suo diario, l'unica illusione di speranza e di salvezza da un nemico che, semplicemente, vuole che il suo popolo smetta di esistere. In queste commoventi pagine prende vita il ritratto di una bambina costretta ad affrontare l'impossibile compito di diventare donna in un mondo dominato da violenza ed ingiustizia. Ma Rywka deve resistere. Per sé, per la sua famiglia, per le tante persone che, a rischio della loro stessa vita, ogni giorno le offrono aiuto. E l'unico modo per resistere è non smettere di sognare: la libertà per sé e per Cipka, una casa, un piccolo studio avvolto dall'ombra della sera, una penna, qualche foglio bianco per coltivare la sua più grande passione, la scrittura!

Storia: 4 | Personaggi: 5 | Stile: 5 | Copertina: 4

Il Diario di Rywka Lipszyc  rappresenta un vero e proprio tesoro storico in grado di documentare una delle pagine più nere ed atroci della storia umana contemporanea attraverso le parole, il cuore, le paure, i timori e le speranze di una giovane adolescente costretta a diventare donna circondata dall'odio razziale, dalla segregazione e dagli orrori del ghetto di Lódz¹!
« Anche io mi trovo davanti questa realtà terribile tutti i giorni, ma non possiamo permetterci di abbandonare la speranza! Il segreto per non cedere al dolore è sforzarsi di dominarlo.. »
Il diario ha compiuto un lungo viaggio per arrivare fino a noi: nel 1945 è stato trovato da Zinaida Berevskaya, medico militare dell'Armata Rossa, tra le rovine di un forno crematorio ad Auschwitz-Birkenau; nel 1995 è stato ritrovato dalla nipote che, solo nel 2008, lo consegnerà al Centro per l'Olocausto del Nord California e del Brooklyn College; nel 2010 viene tradotto in inglese, corredato di varie interventi di studiosi e ricerche compiute negli anni; nel 2014 il diario viene finalmente pubblicato negli Stati Uniti e, poi, in tutto il mondo trasformando il nome di Rywka in un vero monito verso l'umanità perchè certe atrocità non vengano più commesse ed, infine, nel 2015  il libro trova il suo doveroso ed importante spazio nelle librerie italiane.

In questo straordinario documento Rywka descrive gli orrori, le privazioni e la fame che fu costretta a
soffrire; racconta la vita di un'adolescente che osserva il mondo e chi la circonda, sforzandosi di comprendere quella realtà che trasforma l'uomo migliore nella bestia più egoista!
Nella genuinità e semplicità di una ragazzina di soli quattordici anni, Rywka parla del suo dolore personale: la morte del padre e la sua viva mancanza durante le feste religiose, l'abbandono di una madre quando aveva più bisogno di lei, del suo sostegno e del suo amore, la vita difficile, astiosa e complicata con le cugine più grandi che non riuscivano a comprenderla e ad amarla come avrebbe voluto e l'amore struggente e forte verso la piccola Cipka, l'unico frammento di famiglia rimastele accanto, tesoro da proteggere e da salvare!
Rywka, in questa realtà fatta di dolore, paure ed orrori giornalieri, trova pace e conforto nelle pagine del suo diario dove riversa tutta se stessa: i suoi sogni e i suoi timori, le emozioni e le ingiustizie, i timori ed i piccoli piaceri capaci di rendere quella non-vita paradossalmente vivibile.
Il primissimo elemento che salta indubbiamente agli occhi di chi legge è la profonda fede che si evince in ogni pagina del diario: una fede che non vacilla mai, ma che, anzi, rappresenta per Rywka l'unica cosa veramente capace di infonderle quella vivida speranza che l'indomani sarebbe stato un giorno migliore!
« Non so cosa mi succederà domani, ma rido del mondo perchè ho un segreto: la mia fede in Dio. Grazie a lei sono più forte, più ricca e più nobile di tanti altri.. »
Il diario si presenta con uno stile assolutamente semplice e personale, intimo e commovente: accanto alle struggenti descrizioni della vita del ghetto riusciamo a scovare, almeno a tratti, accecanti barlumi di speranza e gioia, di emozioni e sorrisi, di amore e felicità. Tutto questo riportato ad un nome: Surcia, una vera ed imprescindibile ancora di salvezza per Rywka in quella realtà cruda e dolorosa che la vita le poneva dinanzi allo sguardo giorno dopo giorno.
Il diario si interrompe improvvisamente, lasciando quella sensazione di velato mistero che, a dispetto delle numerose ricerche svolte a 360°da studiosi e conoscitori del settore, continua ancora ad aleggiare attorno al suo nome.
Non sappiamo quale sia stata la vita di Rywka dopo la liberazione: se sia effettivamente morta pochi giorni dopo ( come riportato dalle stesse cugine che attualmente vivono in Israele, ndr. ) o se sia sopravvissuta anche per pochi mesi. E' uno scenario indubbiamente vago e chiaramente aperto a diverse tesi, almeno fino a quando il destino non decida di svelarlo: personalmente voglio credere che quella ragazza diventata donna contro la sua stessa volontà abbia avuto la sua rivincita contro il mondo e contro quegli uomini che le hanno tolto tutto. Magari seduta in quella piccola soffitta, rischiarata da una debole luce, impegnata a fare ciò che l'ha sempre resa felice: scrivere!
E' un libro che mi sento di consigliare ad ognuno di voi.
Un libro che rimane impresso nella mente e nel cuore proprio per la sua intima e struggente semplicità.

Cosa ne pensate di questo romanzo?
Lasciatemi le vostre considerazioni nei commenti..
Cristina

¹ Lódz, secondo ghetto ebraico per grandezza della Polonia. Inizialmente inteso come campo di raccolta per ebrei, venne in breve tempo trasformato in un importante centro industriale a basso costo per lo sforzo bellico; tanto da essere individuato come un vero e proprio campo di concentramento.

1 commento

  1. Bella recensione...io di solito non amo leggere storie sull' olocausto, ma talvolta ci vogliono anche queste letture per non dimenticare le atrocità che questo povero popolo ha dovuto subire!!!
    Complimenti baci Rosa

    RispondiElimina

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